Gli anni Sessanta.

Il debutto di SORA. Società Officine Rettifiche e Affini

Se gli anni Cinquanta hanno visto i primi germogli di quello che un decennio dopo sarebbe stato etichettato come il 'boom' economico italiano, i Sessanta possono essere considerati gli anni dell’ottimismo conquistato. Della fiducia nel futuro e nelle proprie forze. Proprio questa fiducia ha spinto tre persone - Mario Versari, Stefano Tabanelli e Ugo Magnani - ad investire sulle proprie capacità, portandoli ad avviare quella che oggi è un’affermata realtà industriale.

“Alla fine degli anni Cinquanta – racconta Mario Versari (classe 1922), socio fondatore di SORA – lavoravo in un piccolo laboratorio di rettifica motori a Forlì con la mansione di capo-officina. Un giorno mi giunse la voce che a Faenza l’officina Minardi (allora di proprietà del padre di Gian Carlo Minardi, fondatore dell’omonimo team di Formula 1) cercava personale per manovrare una macchina di rettifica appena acquistata. Venni assunto. Qualche tempo dopo, il mio giovane apprendista, Stefano Tabanelli, che sarebbe diventato in futuro il mio socio, iniziò a coltivare l’idea di acquistare i macchinari per metterci in proprio e insistette fino a convincermi. Minardi però non ci vendette l'attrezzatura, ma accettò di noleggiarcela. Il lavoro cominciò ad ingranare e dopo poco più di un anno, chiedemmo alla moglie di Minardi (che nel frattempo era purtroppo mancato) di venderci i macchinari. Ella accettò di cederceli insieme alle mura dell’Officina. Entrò a questo punto in società anche il mio concittadino Ugo Magnani, più giovane di me di un paio d’anni, che lungo tutto l’arco della sua vita avrebbe saputo dimostrare un’incrollabile dedizione al lavoro. Il 15 marzo del 1962, insieme fondammo la SORA, acronimo di 'Società Officine Rettifiche e Affini'. A quel tempo ci occupavamo esclusivamente della rettifica e revisione di motori, operando a livello locale”.

I tre soci capirono presto che per sfruttare il potenziale dell'impresa, che già si stava rivelando notevole, dovevano puntare su una base all’altezza della situazione e, nel 1966, si spostarono in quella che, tuttora, è la sede dell’Azienda.

“La qualità del servizio nella nostra officina era molto alta – spiega Stefano Tabanelli (classe 1933), originario di Castel Bolognese, socio fondatore di SORA insignito Cavaliere del Lavoro – ma una delle formule più innovative che proponemmo a partire dal 1965 fu il servizio “motore a rotazione” (conosciuto anche con la denominazione “motore a scambio”), che permette la consegna immediata di un motore già ricondizionato in cambio di quello da ricondizionare, con un’evidente riduzione dei tempi di fermo del veicolo. Alla fine degli anni Sessanta iniziammo a trattare pezzi di ricambio che ci consentivano un'occasione di vendita continuativa a clienti distribuiti su larga parte del territorio italiano, dall’Abruzzo al Piemonte”.

Per SORA iniziava così una nuova era, destinata a traghettare l’Azienda dal livello locale a quello nazionale. Ma i primi tempi furono contrassegnati soprattutto dal 'duro lavoro'.

“A quei tempi il confort non veniva contemplato – racconta iliana Santandrea (classe 1947), prima impiegata assunta in SORA, che dopo cinquant’anni è ancora presente in Azienda – si lavorava molto, anche se lo si faceva con ottimismo, quasi con gioia. Il responsabile per l’amministrazione era allora il Rag. Silvano Ceroni, un uomo capace, che sapeva comporre le diverse caratteristiche dei Soci fondatori. Continuo a considerare quest'azienda come una 'grande famiglia'”

Terzo socio fondatore è Ugo Magnani (1924-2002). Il suo 'regno' era l’officina revisione, di cui incarnò sempre l’anima e ove rimase anche quando l’Azienda cominciò a differenziare la propria attività. La sua inarrivabile abilità manuale era una delle più preziose risorse di SORA, particolarmente nella prima fase storica, quando era il fattore che faceva la differenza negli interventi sui motori di quei tempi. Fu costretto a lasciarla nell’ottobre del 2001, a causa di un incidente stradale le cui conseguenze dovevano rivelarsi fatali. Magnani si stava recando a casa per il pranzo dopo un’intensa mattinata di lavoro e certo non poteva immaginare che quella volta lo avrebbe dovuto lasciare a metà. Un’idea sicuramente inconcepibile per un uomo dotato della sua spiccata etica del lavoro, che continuò a “sporcarsi le mani” fino all’ultimo giorno della sua presenza in Azienda, anche se ormai da tempo SORA aveva raggiunto dimensioni tali da non giustificare il suo impegno diretto nel reparto Rettifica. Magnani però in officina si sentiva a suo agio: era una persona umile che per tutta la vita fu molto vicino agli altri operai, tanto da considerarsi uno di loro. Al punto che una volta, trovandosi al Pronto Soccorso di Faenza a causa di una ferita rimediata in Officina, gli venne spontaneo dichiararsi operaio e l’ospedale aprì una pratica di infortunio sul lavoro riferito all’azienda di cui egli era in realtà titolare. Una storia d’altri tempi, legata a una figura “all’antica”. Figlia di un mondo in cui le persone si qualificavano, più che per la loro apparenza, per le proprie azioni.